I bambini e le bambine precocemente adulte dei marchi di moda

D I S . A M B . I G U A N D O

leggendaria

Sull’ultimo numero di Leggendaria è uscita una mia riflessione sul modo in cui sono spesso rappresentati i bambini e le bambine nella comunicazione commerciale e nei servizi fotografici dei marchi di moda da vent’anni a questa parte. E sul modo in cui queste immagini condizionano la comunicazione – e la nostra vita – ben al di là dei fashion brands. Ecco l’articolo:

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Sembra un fake ma non è: il Fertility Day rilanciato con razzismo

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di Giorgia Serughetti

Sembra un esercizio di provocazione, eppure probabilmente non lo è. Sembrava un fake eppure è tutto vero. Dopo il ritiro della sconcertante campagna sul Fertility Day, è entrata in circolazione una nuova immagine, la copertina di un vademecum sugli “Stili di vita corretti. Per la prevenzione della sterilità e dell’infertilità”, sommario: “Le buone abitudini da promuovere, i cattivi ‘compagni’ da abbandonare”. L’immagine è questa, e parla da sola.

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Ma aggiungiamo la didascalia: le buone abitudini, per il Ministero della Salute, sono bianche, etero, circonfuse di luminosa purezza; i cattivi compagni (veicoli di droghe, alcol e altri vizi, ovvero i pericoli per la fertilità) sono loschi, hanno la pelle nera, i capelli lunghi e afro.

Può darsi che la ministra Lorenzin sopravviva anche a questo “incidente”. Come ha giustamente notato Eva Cantarella, in un’intervista a Left, in merito al Fertility Day, “Beatrice Lorenzin ha…

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#Fertilityday2016, una campagna da ritirare

D I S . A M B . I G U A N D O

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Mi chiedono cosa penso del #fertilityday2016, previsto per il 22 settembre, e della relativa campagna, anticipata in queste ore e accompagnata da moltissime polemiche in rete. Penso, in estrema sintesi, che solo una classe politica completamente scollata dalla realtà può dimenticare che in Italia la vera e unica ragione per cui non si fanno figli è che manca, da decenni, qualunque sostegno alla maternità e alla paternità: come si fa a fare bambini con il precariato a oltranza (si parla sempre di gggiovani, ma ci sono quarantenni e cinquantenni precari da sempre), con asili nido e scuole materne costosissime, con assegni familiari risibili, con aziende (piccole, medie, grandi) che nella stragrande maggioranza da decenni, ripeto, disincentivano in tutti i modi e con tutti i mezzi – espliciti, impliciti, diretti, indiretti – il fatto di fare figli? Ne risulta una campagna, per dirla con le parole…

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#FertilityDay: non solo sbagliato, ma controproducente

femministerie

Cartolina-10di Giorgia Serughetti

A livello mondiale si moltiplicano gli allarmi per la crescita sostenuta della popolazione, in un contesto in cui il pianeta, anche a causa del cambiamento climatico, va esaurendo le risorse naturali. In Italia invece da anni l’allarme è per la vertiginosa diminuzione delle nascite, che con un andamento stabilmente decrescente ha portato nel 2014 al minimo di 1,29 figli per donna, fatti in età sempre più tarda. Si può discutere se la tendenza italiana sia necessariamente da invertire, in un’ottica non ristretta al nostro paese ma aperta alle dinamiche di movimenti globali delle popolazioni che sono sotto gli occhi di tutti. Al tempo stesso, certo, trovo anche sacrosanto portare avanti una riflessione che identifichi i fattori critici che spingono alla bassa natalità, e provi a porvi rimedio, specialmente quando diventa chiaro che dietro i dati ci sono le difficoltà delle donne che, forse, dei figli li…

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Ridotte a pezzi di corpo

il ricciocorno schiattoso

In uno studio, pubblicato nel 2012 nell’European Journal of Social Psychology, dal titolo “Seeing women as objects: The sexual body part recognition bias“, i ricercatori si sono prefissi di studiare il processo cognitivo che sta alla radice del fenomeno dell’oggettificazione del corpo femminile.

Quando posiamo gli occhi su un’immagine, il nostro cervellola percepisce sianella sua interezza, che come comeun insieme delle sue parti. Pensiamo, adesempio, ai mosaici di fotoformati dacentinaia dipiccole immagini,i quali, dispostiin un certo modo, vanno aformare un’immaginepiù grande:ci voglionoduefunzioni mentaliseparate pervisualizzareil mosaicoda entrambe le prospettive, e di solito la visione globale (quella che ci permette di percepire un oggetto nel suo complesso) prevale su quella che si concentra sulle singole componenti.

mosaico foto

L’esprimento cui sono stati sottoposti sia uomini e donne è…

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Appello. La stampa che giustifica la violenza sulle donne è irresponsabile

#MaiPiùComplici! sottoscriviamo l’appello:

No Raptus

Il 19 luglio scorso Loretta Gisotti, 54 anni, è stata assassinata dal marito. L’uomo l’ha presa a martellate e l’ha finita strangolandola.

Sul quotidianoLa Provincia di Varese, a firma di Simona Carnaghi, sono usciti due articoli così intitolati: “Lei era sempre critica con Roberto e “E’ riuscita a distruggermi la vita. Ha vinto lei, vi chiedo perdono.

Gli articoli giustificano la violenza compiuta dall’uomo, colpevolizzano la vittima e, in un rovesciamento dei ruoli, empatizzano con l’assassino, evidenziandone la sofferenza.

Nel primo articolo si parla di una coppia normale che stava per andare in vacanza, nel secondo invece di una coppia che era già separata. Secondo la giornalista una critica non gradita nei confronti di un uomo sarebbela goccia che fa traboccare il vaso” e può quindi portare al  massacro di una donna come fosse un evento del tutto comprensibile se questa…

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Per combattere il terrore, cominciamo dalla violenza sulle donne

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di Giorgia Serughettiattentatore Nizza

Quanto è profondo il nesso che lega gli atti di terrorismo che stanno scuotendo il pianeta con la violenza maschile sulle donne? Tutti gli organi di informazione hanno evidenziato come l’autore della strage di Nizza fosse un uomo in fase di separazione dalla moglie con precedenti per violenza domestica. Si è parlato perciò di un caso di frustrazione personale legata a vicende familiari, a cui l’identità di soldato del Califfato (il legame con l’Isis è peraltro ancora da accertare) sarebbe servita soprattutto come copertura ideologica per la strage.

La storia di Mohamed Lahouaiej Bouhlel non basterebbe forse da sola a illuminare il nesso tra lo stragismo fondamentalista e la violenza domestica e di genere, ma quando profili simili si rincorrono tra gli autori di attentati terroristici in varie parti del mondo, la necessità di aprire un discorso pubblico sul maschile e sulle relazioni tra i generi…

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Le maestre che fecero l’impresa

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x2_Scop CUTRUFELLI_Il giudice delle donne.indddi Giorgia Serughetti

C’è stato un tempo, nella storia dell’Italia unita, vari decenni prima che le donne conquistassero il diritto di voto, in cui la loro esclusione dalla cittadinanza non aveva nemmeno bisogno di essere inscritta nelle leggi, tanto radicato e condiviso era il pregiudizio che le voleva esseri umani incapaci di giudizio nelle decisioni sulla cosa pubblica. In quel tempo, che precede persino il suffragio universale maschile (universale e maschile, bell’ossimoro), è ambientato il romanzo di Maria Rosa Cutrufelli, Il giudice delle donne, che racconta di quando nel 1906 dieci coraggiose maestre delle Marche chiesero di essere registrate nelle liste elettorali dei comuni di Senigallia e Montemarciano. E di come in prima battuta vi riuscirono, perché la Corte d’Appello di Ancona, presieduta da un personaggio della statura di Ludovico Mortara, diede loro ragione.

Niente, sulla carta, avrebbe dovuto impedire alle “maestrine”, come le chiamavano…

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8 marzo DONNE CON LA A

8 MARZO DONNE CON LA A

Maestro- maestra, chirurgo- chirurga, sindaco-sindaca, avvocato- avvocata :in italiano le parole che finiscono in o al femminile prendono la a . Restano invariate quelle che finiscono in e ma prendono l’articolo femminile, ad esempio ,
la giudice, la presidente.

Lo dice la grammatica italiana , lo sostiene anche la prestigiosa Accademia della Crusca.
Ma in nome di un presunto ” neutro”, che l’italiano non ha , si continua a fare resistenza nel declinare al femminile una manciata di titoli professionali: ministra , deputata , funzionaria, ingegnera, assessora, mentre e’ normale dire commessa, postina, operaia, infermiera.

Le donne , presenti oggi in tante professioni fino a poco tempo fa appannaggio solo degli uomini, vogliono la a, chiedono di essere riconosciute.
Per questo 8 marzo alle istituzioni, alla pubblica amministrazione , alla scuola, alla politica, all’informazione , chiediamo di usare il femminile ogni volta che si parla di una donna, qualunque ruolo o incarico ricopra.
Siamo convinte che sia un passo necessario per garantire la rappresentazione dei due generi di cui e’ fatto il mondo: le donne non sono l’altra metà del cielo, sono una delle due metà.

SENONORAQUANDO?
Coordinamento Comitati