“SE NON ORA QUANDO” SUL DL SICUREZZA: NON C’È POSSIBILE SCONFITTA DELLA VIOLENZA DI GENERE SENZA UN AMPIO LAVORO CULTURALE

  • Come già sostenuto nella nostra campagna “Mai più complici”  e  in accordo con il trattato di Istanbul, la convenzione NO MORE, il Rapporto CEDAW – la soluzione al problema della violenza di genere deve nascere dal riconoscimento che la questione non è emergenziale ma culturale e va cercata in un’ottica di educazione alla differenza di genere, alla prevenzione, alla autodeterminazione della donna.

    Di fondamentale importanza è il lavoro che i centri antiviolenza e gli operatori tutti stanno portando avanti perché le donne raggiungano una sempre maggiore consapevolezza e autonomia attraverso  un piano di contrasto alla violenza declinato in ogni possibile forma di “accompagnamento” nel percorso di fuoriuscita dalla violenza stessa.

    Esiste una legge, la 154/2001, che prevede già moltissimi interventi a contrasto della violenza domestica e non, integrata dalle successive specifiche contro lo stalking, ma che purtroppo non viene sufficientemente applicata.

    Il DL  ha  il merito di richiamare all’attenzione della politica e del Paese tutto il problema della violenza e ci auguriamo possa fornire reali strumenti per  un’ applicazione più rigorosa della  la legge 154/2001.

    Nel DL sono contenuti alcuni elementi che riteniamo presentino forti criticità:

            non c’è un impegno concreto a investire in percorsi educativi e formazione;

            non si prevedono finanziamenti ai centri antiviolenza e alle reti di supporto alle donne;

            non si parla di centri di ascolto o percorsi formativi per gli uomini maltrattanti.

    Entrando poi  nel merito di alcuni punti del decreto, osserviamo che:

            la non revocabilità della querela da parte delle donne offese è un’arma a doppio taglio. Potrebbe essere applicata in maniera responsabile solo se si garantisse concretamente alle donne che le violenze non continuino, ma questo può avvenire solo se viene finanziata e fatta crescere la rete di supporto alle donne in ogni momento del percorso di distacco.

            l’inasprimento della pena di un terzo nei casi in cui le violenze vengano perpetrate da un coniuge/partner rispecchia la frequenza dei femminicidi che avvengono in ambito domestico, ma rischia di discriminare tutte le altre situazioni di violenza.

    Osserveremo dunque con interesse il prossimo percorso del decreto, augurandoci che le istituzioni vogliano accogliere, insieme alle nostre, le osservazioni che giungono da tutto il mondo femminile e da numerose voci competenti. Non c’è possibile sconfitta della violenza di genere senza un ampio lavoro culturale, preventivo, educativo.

     

    Se Non Ora, Quando?

     

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“GIUNTA MONOGENERE: TAR ACCOGLIE IL RICORSO CONTRO IL COMUNE DI COLLEFERRO.

Il 12 settembre il TAR di Roma ha accolto il ricorso presentato a febbraio dalla Associazione Nazionale per la promozione delle pari opportunità, Rete per la parità, gruppo Consulta le Donne e Cittadini/e, assistiti tra gli altri dalla avvocata Antonella Anselmo del movimento Se Non Ora Quando?, contro il Comune di Colleferro, la cui giunta è formata solo di assessori uomini, per violazione delle norme costituzionali, europee e internazionali sul rispetto del principio delle apri opportunità di genere tra uomo e donna nella composizione della Giunta Comunale.

Il Collegio ha deciso che la concreta attuazione del principio di non discriminazione deve essere individuata nella garanzia di una soglia prossima alla pari rappresentanza dei generi, da indicarsi nel 40% di persone del sesso sottorappresentato, confermando perlatro la sentenza di Civitavecchia sullo stesso argomento.

Il Collegio ha chiesto quindi alla Amministrazione Comunale di dare esecuzione alla sentenza spontaneamente, procedendo al rimpasto della Giunta Comunale.

Se Non Ora Quando? accoglie con soddisfazione la pronuncia del TAR, un passo importante sulla via della democrazia paritaria.