8 marzo DONNE CON LA A

8 MARZO DONNE CON LA A

Maestro- maestra, chirurgo- chirurga, sindaco-sindaca, avvocato- avvocata :in italiano le parole che finiscono in o al femminile prendono la a . Restano invariate quelle che finiscono in e ma prendono l’articolo femminile, ad esempio ,
la giudice, la presidente.

Lo dice la grammatica italiana , lo sostiene anche la prestigiosa Accademia della Crusca.
Ma in nome di un presunto ” neutro”, che l’italiano non ha , si continua a fare resistenza nel declinare al femminile una manciata di titoli professionali: ministra , deputata , funzionaria, ingegnera, assessora, mentre e’ normale dire commessa, postina, operaia, infermiera.

Le donne , presenti oggi in tante professioni fino a poco tempo fa appannaggio solo degli uomini, vogliono la a, chiedono di essere riconosciute.
Per questo 8 marzo alle istituzioni, alla pubblica amministrazione , alla scuola, alla politica, all’informazione , chiediamo di usare il femminile ogni volta che si parla di una donna, qualunque ruolo o incarico ricopra.
Siamo convinte che sia un passo necessario per garantire la rappresentazione dei due generi di cui e’ fatto il mondo: le donne non sono l’altra metà del cielo, sono una delle due metà.

SENONORAQUANDO?
Coordinamento Comitati

LETTERA APERTA AD ANNA MARIA TARANTOLA PRESIDENTE DELLA RAI

Se Non Ora Quando FACTORY

Cara dott. Tarantola,

si è concluso il Festival di Sanremo, come sempre con un grande successo di ascolti, confermando così il ruolo di televisione pubblica della RAI. Qualcosa, però, che a milioni di Italiani ha strappato una risata, a noi ha invece ingenerato una forte perplessità.

Cosa è diventato il senso della cosa pubblica se in una televisione pubblica, pagata da milioni di cittadine italiane che lavorano, con competenza, serietà, preparazione, fatica, che producono ricchezza, diventa divertente scherzare sulla “bruttezza” delle ministre? Ne va del senso della Costituzione, della Democrazia, della Repubblica, della dignità umana: è stato avvilente l’encomio delle ministre “belle” e il dileggio della ministra “brutta” con tanto di gigantografia preparata dalla regia RAI. Pagata, ripetiamo, da milioni di donne. Sono in tanti ad aver approntato questo bel pezzetto di televisione. Tutti, registi, tecnici, stagisti, tutti coloro che hanno cercato quelle fotografie di ministre “belle” e ministre “brutte”…

View original post 258 more words

perchè non l’hai detto alla mamma?

non lo faccio più

disegnoFB copiaSui giornali oggi la notizia di una ragazzina di 13 anni costretta per mesi a subire violenze sessuali da un gruppo di coetanei a suon di filmati col telefonino e ricatti.

Ci si interroga sul perché del suo silenzio, sul perché non abbia mai voluto confidarsi con la madre con la quale aveva un “buon rapporto”.

E’ opinione comune che un buon rapporto tra mamma e figlia sia una garanzia di confidenza, di richiesta di aiuto.

L’opinione comune non fa i conti col senso di colpa, con la vergogna.
L’opinione comune non fa i conti con l’essere protettivi nei confronti dei genitori proprio là dove ci sono buoni rapporti.

Veronica nella sua testimonianza in Non lo faccio più racconta:
“Non l’ho detto a mia mamma. Prima perché mi sentivo in colpa, poi perché con lei avevo un rapporto molto forte, molto confidenziale. Mi chiedevo “Ma se io sto così…

View original post 997 more words